ECUMENISMO
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LA CHIESA CATTOLICA E L’ECUMENISMO DEL DIALOGO

Fino a vent’anni fa, tutti ricordano come la preghiera ecumenica nelle nostre chiese invocava il “ritorno” dei fratelli separati e a tale scopo invitava i fedeli a farsi accoglienti e testimoni fedeli del Vangelo. Oggi, a partire dall’affermazione conciliare che esiste un unico movimento ecumenico ed una sola strada verso l’unità quella di convertirsi a Cristo, si è imparato a pregare per l’avvento del Regno di Dio, e a dialogare con tutti i credenti in Cristo, per aiutarci vicendevolmente nel cammino di conversione. Si è passati così dall’“ecumenismo del ritorno” all’“ecumenismo del dialogo”.
  • Maturazione di una idea
    Il cambio di prospettiva non è stato facile e né breve. C’era da salvare quella che era ritenuta l’unica fedeltà a Cristo secondo l’antica affermazione di S. Cipriano, assunta dal Consiglio di Firenze (1439), “fuori della Chiese non c’è salvezza”, in tempi in cui la Chiesa era identificata con la Chiesa giuridicamente costituita. Le polemiche poi a volte aspre fra le chiese cristiane non favorirono certo un dialogo fra quanti si dicevano allo stesso titolo depositari della verità di Cristo. Era necessario, prima di parlare di dialogo, dissodare il terreno dei rapporti interconfessionali appesantiti da secoli di polemiche e di apologetica.
    Le difficoltà di questo periodo sono ben rappresentate da due lettere del Santo Ufficio (1864 e 1865), continuamente richiamate fino al Concilio Vaticano secondo, nelle quali si affermava: “non si può affatto tollerare che i fedeli e gli ecclesiastici preghino per l’unità cristiana sotto la guida degli eretici”.
    Alcuni profeti del dialogo intanto lavoravano come P. Portal (1884) religioso francese, che intraprese un dialogo con un nobile inglese anglicano Lord Halifax; il card. Mercier, arcivescovo di Malines, il quale continuò tale dialogo; il benedettino Lambert Beauduin che fondò il monastero di Chévetogne per l’incontro con gli ortodossi; il teologo Congar che con i suoi scritti contribuì a superare l’ecumenismo del ritorno affermando che “ciò che i nostri fratelli separati tengono indebitamente al di fuori della Chiesa, manca alla cattolicità attuale di questa Chiesa”. Soprattutto è da ricordare a questo proposito in contributo offerto dall’abbè Couturier, che diede un cuore e un’anima alla “settimana della preghiera universale per l’unità”, invitando a pregare non per il ritorno degli altri, ma per la convergenza di tutti in Cristo e per l’aiuto reciproco delle Chiese nell’approfondimento della vita interiore.


  • Orientamenti del Vaticano II

    Un passo significativo nella Chiesa cattolica avviene invece con l’elezione di Giovanni XXIII al pontificato. Dopo tre soli mesi dall’elezione, egli annuncia nella basilica di S. Paolo, a conclusione della settimana per l’unità dei cristiani, l’intenzione di indire un Concilio ecumenico per l’aggiornamento della Chiesa ed insieme per un nuovo rapporto con le altre chiese cristiane. A tale scopo egli istituisce nel 1960 il “Segretariato per l’unità dei cristiani”.
    Da allora in poi è iniziato nella Chiesa cattolica un atteggiamento ecumenico nuovo, improntato al rispetto reciproco e al dialogo. Gli orientamenti di questa nuova fase ecumenica sono condensati nel decreto del Concilio “Unitas redintegratio”. In esso si afferma chiaramente che esiste un unico movimento ecumenico, che è quello del dialogo fra le varie chiese (artt. 1; 4; 24); che nelle chiese separate è presente ed opera la parola e la grazia del Signore (art. 3); che la via per ristabilire l’unità è l’atteggiamento umile di continua conversione a Cristo delle Chiese, le quali storicamente non sono rispondenti alla volontà del Signore (art. 6); che le verità nel tempo hanno acquistato formulazioni diverse e che vanno confrontate e interpretate alla luce del mistero centrale di Cristo (artt. 2; 11); che i mezzi per ricomporre l’unità sono: la penitenza (art. 7), la preghiera comune (art. 8); la reciproca conoscenza (art. 9), la formazione ecumenica (art. 10), il dialogo (art. 4) e la cooperazione (art. 12).
    A questa nuova “carta” dell’ecumenismo della Chiesa cattolica si è arrivati per alcune premesse già poste nelle due costituzioni del Concilio “Dei Verbum” e “Lumen Gentium”. In esse infatti si era spianata la strada al dialogo con l’affermazione della centralità della Bibbia nella verità e vita cristiana, essendo la tradizione solo un aiuto per la sua retta interpretazione; e con l’affermazione che la Chiesa, alla quale bisogna appartenere per salvarsi, era la Chiesa “mistero”, chiaramente definita soltanto nella mente di Dio, non necessariamente la Chiesa giuridicamente e visibilmente costituita. Queste due affermazioni avevano avuto il merito di collocare al centro della vita cristiana la Parola di Dio, punto essenziale per i fratelli protestanti, e di allargare i confini della Chiesa oltre la visibilità. Possiamo dire che in questa prospettiva c’è già una unità fra i cristiani da riscoprire ogni giorno più, superando le divisioni fra le Chiese.
(G. Dal Ferro)